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Troppo cibo fa male al cervello, pensarci fa bene

Secondo i ricercatori dell'università del Wisconsin, che hanno pubblicato la ricerca sulla rivista Cell, mangiare troppo può scatenare un' infiammazione di alcune cellule del cervello e alterare i meccanismi che regolano l'appetito (fonte ansa).

A detta dei ricercatori, la scoperta potrà aprire nuove strade per la cura dell'obesità, ma anche per disturbi correlati come il diabete di tipo due e le patologie cardiovascolari.

Nei loro esperimenti sui topi, i ricercatori hanno focalizzato l'attenzione sull'infiammazione metabolica, un tipo di infiammazione asintomatica e non dannosa per i tessuti che viene scatenata dallo stress cellulare dovuto all'eccessiva ingestione di cibo.

Hanno così scoperto che la cascata di segnali cellulari che attiva questo fenomeno può andare a interferire anche con i regolatori del metabolismo che stanno nel sistema nervoso centrale, in particolare con le cellule del centro di controllo dell'appetito che risiedono in una certa porzione del cervello, l'ipotalamo.

Bloccando lo stress cellulare provocato dal cibo, i ricercatori sono riusciti a prevenire l'obesità nei topolini riportando alla normalità i meccanismi di regolazione dell'appetito. "Il nostro obiettivo finale - conclude Cai - è quello di identificare un efficace e selettivo soppressore della cascata di segnali in questi neuroni".

D'altra parte, se il cibo ingerito può avere effetti negativi sul cervello, a sua volta il cervello può trarre beneficio per il semplice fatto di pensare al cibo, come dimostra un'altra ricerca, precedente, sempre dell'università del Winsconsin.

Pensando al proprio piatto preferito, pare che certi dolorosi mal di testa spariscano come per incanto. È la tesi di uno studio Usa, secondo cui concentrarsi su pensieri piacevoli può ridurre la sensibilità al dolore. "Abbiamo scoperto che le fantasie sui cibi, come immaginare di mangiare un gelato, una torta al cioccolato o il piatto preferito avevano un forte effetto di attenuazione del dolore", spiega Hamid Hekmat, professore di psicologia della University of Wisconsin e autore dello studio.

In questo studio, Hekmat ha chiesto a 60 soggetti sani di immergere la mano in una vasca di acqua ghiacciata, per misurare il livello di sopportazione del dolore.

E' stato poi chiesto di tornare a immergere la mano nell'acqua fredda, ma in questo caso immaginando il loro cibo preferito, oppure una scena neutra, oppure niente. Mentre i soggetti pensavano ai loro cibi preferiti, la capacità di sopportare il disagio fisico è raddoppiata, pensare a scene neutre o a nulla di particolare non ha prodotto alcun miglioramento.