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Dieta e scommesse: sfida all'ultimo grammo

Mettersi in gara è anche un modo per rendere un po' più divertenti le rinunce e gli sforzi che inevitabilmente tocca fare quando bisogna buttar giù i chili di troppo, secondo la teoria di Rena Wing, la psichiatra della Brown University che ha ideato la competizione Shape Up Rhode Island 2007 , una gara che ha coinvolto oltre 4.700 abitanti dello Stato americano di Rhode Island.

Quindici dollari l'iscrizione (per molti pagata dai datori di lavoro: avere dipendenti obesi significa infatti rischiare di dover fronteggiare per loro un numero maggiore di spese mediche), premio in palio la perdita dei chili di troppo.

I doveri dei partecipanti, suddivisi in diverse squadre? Seguire il ritmo degli esercizi e le diete assegnate, capitanati da un caposquadra che incita tutti a darsi da fare.

Tutto si è svolto grazie a internet, fra dicembre 2006 e gennaio 2007: la Wing racconta i risultati dell'esperienza sull'ultimo numero di Obesity , rivelando che gli obesi sono passati dal 39 al 31 per cento del totale dei partecipanti. Che a quanto pare si sono pure divertiti, tanto che stanno per riaprire le iscrizioni alla Shape Up Rhode Island edizione 2009, che si terrà fra il 15 giugno e il 9 agosto prossimi.

Per Samwo Ee, la prima scommessa è stata solo un allenamento. Il signor Ee, 30 anni, lavorava in una società informatica di Soho ed era in competizione con un collega per vedere chi avrebbe perso più peso. Per sentirsi più motivati, hanno deciso di fare una scommessa formale per vedere chi dei due, in un mese, avrebbe ridotto in modo più consistente la percentuale di grasso nel proprio indice di massa corporea.

"La cosa è diventata molto competitiva", racconta il signor Ee, che all'epoca pesava 112 chili. "Ogni ora facevamo delle flessioni l'uno davanti all'ufficio dell'altro. E il mio amico lasciava sempre una tavoletta di ottima cioccolata sulla mia scrivania". Il primo mese la scommessa è stata vinta dal suo collega, Daniel Fries, che ha perso 7 chili contro i 5 di Ee, che ha dovuto pagare 20 dollari. A quel punto il signor Ee ha deciso di "fare sul serio". Altri sei colleghi si sono uniti alla gara per vedere chi avrebbe perso più peso. "Dissi loro che sarebbe stata una lotta all'ultimo sangue", ricorda il signor Ee. Il mio collega Daniel lasciava in bella vista sulla mia scrivania stecche di ottima cioccolata. Io gli proponevo un cheeseburger per pranzo».

Poi, quando ai due si sono aggiunti altri 6 colleghi, il gioco si è fatto duro: ogni mese la pesa pubblica di fronte a un arbitro esterno e la classifica di chi aveva perso più peso. Al vincitore, il più bravo a perdere i chili di troppo sudando in palestra e rinunciando alle ghiottonerie, andavano di volta in volta i soldi messi in palio da tutti i partecipanti.

Il bello è che tutti in questo modo hanno vinto un po', perché se non altro hanno perso peso. E pare proprio che il metodo funzioni perfino coi più restii a mettersi a dieta: è più facile riuscire nell'intento se tutti intorno a te tagliano le calorie. In più la competizione tiene ben concentrati sull'obiettivo: mica ci si può far battere dalla collega antipatica. Perché l'obiettivo sarà pure perdere peso, ma in fondo in fondo si scopre che vincere la scommessa in quanto tale, superando gli altri (e monetizzando per giunta il risultato), poco a poco diventa quasi la ragione principale per stare a dieta.