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Ticket per gli obesi, la proposta.

Nell' ultimo anno c' è stato un continuo stillicidio di notizie riguardanti l' obesità, che vedono il soggetto obeso regolarmente al centro di interventi la cui filosofia pare quella di voler punire questi impenitenti "mangioni".

A questa storia di persecuzione degli obesi si aggiunge ora la proposta lanciata venerdì al congresso milanese “La Medicina del Benessere: attualità e prospettive” da un professore del Centro Ricerche Alta Valtellina (CRAV) “Movimento e Benessere” dell’Università degli Studi di Milano.

Appare evidente come queste proposte nascondano, per la verità non troppo bene,  una vena discriminatoria e in certo qual modo razzista.

L'idea del ticket per gli obesi non è neanche nuova, ma evidentemente vale sempre qualche titolo di giornale, spesso aggettivata con la parola "provocatoria" dai giornali che la riferiscono.

Alla base di tutto questo c'è la solita tentazione dello stigma, l' idea della punizione. Le proposte che si sono viste finora includono infatti voti bassi per i ragazzi, multe per i genitori, ma soprattutto meno cure specialistiche per tutti.

Il fatto curioso è che l'intervento del professore che ha "(ri)lanciato" la (solita) proposta non è affatto delirante come si potrebbe pensare, ma si concentra invece su aspetti decisamente seri e importanti, come la necessità di uno stile di vita corretto e soprattutto di un contesto dotato delle necessarie strutture che consentano realmente di condurre uno stile di vita sano.

Sembra quindi almeno legittimo il sospetto che la  (ri)proposta del ticket per gli obesi sia una sorta di specchietto per le allodole, un osso lanciato ai giornalisti per farli parlare di un convegno che altrimenti si sarebbe perso nel mare delle altre manifestazioni che si svolgono continuamente sull'argomento e di cui nessuno parla.

"Basterebbe qualche lavoro in casa", ha sottolineato il professore, "un po’ di marcia a passo svelto quotidianamente, un’ora in bicicletta, un po’ di ginnastica o di ballo e, se possibile, del giardinaggio. Ma, attenzione, avverte: niente sforzi saltuari e intensi, come partite di calcio o tennis, anche solo una volta alla settimana, dopo i 50 anni, senza allenamento".

“Il ticket aggiuntivo non è una provocazione” ha concluso  “è la conseguenza logica della realtà italiana, peraltro simile a quella dei paesi più industrializzati. Non resta, perciò, che toccare la coscienza economica della popolazione, colpire il portafoglio” «L' educazione a corretti stili di vita ha fallito: per risolvere il problema dei chili di troppo a danno della salute l' unica soluzione è l' introduzione di un ticket sull' obesità».

Una conclusione così incongruente che riesce difficile pensare che il professore ci creda davvero. Probabilmente, l'ha messa lì per far parlare i giornali dell'evento, come in effetti è stato. Purtroppo, pensare di portare all'attenzione del pubblico un problema serio attraverso espedienti di questo tipo si rivela regolarmente un calcolo sbagliato. Infatti alla fine i giornali hanno titolato e parlato soprattutto della proposta di ticket agli obesi, evidentemente di maggiore effetto.

Ma il pensiero sottinteso a queste proposte è sempre il solito: "in fondo se la sono voluta e ora ne paghino le conseguenze".

L'altra faccia di questo atteggiamento si ritrova nelle proposte di incentivi. Premi in denaro da parte dei Comuni per chi riesce a dimagrire e super ticket per gli obesi.

Bastone e carota, con tanti saluti per la dignità di chi vorrebbe credere che i diritti dei cittadini sono uguali per tutti e non si pesano sulla bilancia.